Yogasutra


«Il dolore affiora ovunque, nello scacco del desiderio, nella separazione da ciò che si ama e nell’unione con ciò che non si ama, come un’ostinata intermittenza che illude lo stolto ma non può eludere lo sguardo penetrante dello yogin. Egli solo è salvo, perché ha reciso l’ignoranza e dissolto il miraggio, radice del dolore, attingendo la suprema discriminazione tra Spirito e Natura».
«dal Sé, in verità nasce il prāṇa; come l’ombra si protende dall’uomo, cosí il prāṇa si protende da questo ātman».
La mente è una scimmia che salta senza posa di liana in liana: è lo stato psichico dell’ “irrequietudine” (kṣipta), cosí comune nell’uomo post-moderno. Causata da un inquinamento di rajas, il guṇa della passionalità, fomenta amori e avversioni che vincolano vieppiú la creatura trasmigrante al saṁsāra, e dunque si oppone direttamente allo scopo dello yoga, che è l’assoluto isolamento (kaivalya) nella suprema perseità della coscienza. L’isolamento si ottiene con l’assiduo esercizio (abhyāsa) della concentrazione introversa, ma il suo presupposto è l’impassibilità (vairāgya), la revulsione dalla dispersione estroversa nel mondo delle cose. Yama e niyama rappresentano una sorta di decalogo dell’aspirante yogin fondamentalmente inteso a realizzare l’impassibilità.
 

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 Aforismi dello Yoga
        Introduzione
  Breve storia del Prana
  Yama e Niyama: il decalogo dello yogin


















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