Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV

(Trad. P. Filippani-Ronconi)

 

V

 

1. A quei tempi Yājñavalkya aveva due mogli: Maitreyī e Kātyāyanī. Di queste, Maitreyī conosceva la scienza del brahman, Kātyāyanī aveva invece la conoscenza propria alle donne. Or ecco che Yājñavalkya, intendendo abbracciare un’altra condizione di esistenza,, disse:

 

2. “Maitreyi, io abbandonerò questi luoghi per menare la vita del monaco errante; desidero quindi sistemare le cose fra Kātyāyanī e te.”

 

3. Maitreyī gli rispose: “Se, o Signorei io possedessi tutta laterra, tutta piena di ricchezze, sarei per questo immortale, oppure no?” “No certamente”, rispose Yājñavalkya, “la tua vita sarebbe quella dei ricchi; è impossibile, però, ottenere l’immortalità mediante la ricchezza.”

 

4. Maitreyi allora disse: “Che cosa potrò farmi io di ciò che non mi rende immortale? Dimmi, invece, o Signore, ciò che tu conosci a tale proposito.”

 

5. Yājñavalkya le rispose: “Tu mi sei invero molto cara, ed ecco che ti rendi a me ancor piú cara. Ti esporrò quindi le mie conoscenze; tu sta attenta alle mie spiegazioni.”

 

6. Egli allora disse: “Non è certo per amore del marito che il marito è caro: è per amore di sé [dello ātman] che è caro il marito. Non è certamente per l’amore della sposa che la sposa è cara: è per l’amore di sé che la sposa è cara. Non è certamente per l’amore dei figli che i figli sono cari: è per l’amore di sé che i figli sono cari. Non è certamente per l’amore delle ricchezze che le ricchezze sono care: è per l’amore di sé che le ricchezze sono care. Non è per l’amore del Brahman che si ama il Brahman : è per l’amore di sé che si ama il Brahman. Non è per l’amore del potere che si ama la potenza: è per l’amore di sé che si ama la potenza. Non è per l’amore dei mondi che i mondi sono cari: è per l’amore di sé che i mondi sono cari. Non è per l’amore degli Dei che gli Dei sono cari: è per l’amore di sé che gli Dei sono cari. Non è per l’amore degli esseri che gli esseri sono cari: è per l’amore di sé che gli esseri sono cari. Non è per l’amore verso ogni cosa che ogni cosa è cara: è per l’amore di sé che ogni cosa è cara. È il sé [ātman], invero, che bisogna considerare, che bisogna ascoltare, <a cui> bisogna pensare, su cui bisogna meditare. O Maitreyī, si prende conoscenza di tutto soltanto mediante la contemplazione, l’audizione, la meditazione, la conoscenza di sé [ātman].

 

7. “Il Brahman abbandona colui il quale riconosce il Brahman all’infuori dello ātman [di se stesso]. Il potere abbandona colui il quale riconosce il potere all’infuori dello ātman; i mondi abbandonano colui il quale riconosce i mondi all’infuori dello ātman; gli Dei abbandonano colui il quale riconosce gli Dei all’infuori dello ātman; le creature abbandonano colui il quale riconosce le creature all’infuori dello ātman; tutti gli oggetti che esistono abbandonano colui il quale li riconosca all’infuori dello ātman. Questo Brahman, questo potere, questi mondi, questi Dei, queste creature, tutti questi oggetti, tutto ciò che esiste è ātman.

 

8. “Allo stesso modo che non si possono afferrare i suoni che escono da un tamburo battuto, salvo che afferrando il tamburo medesimo o chi lo suona;

 

9. “allo stesso modo che non si possono afferrare i suoni che escono da una conca allorché la si soffia, salvo che afferrando la conca o colui che la soffia;

 

10. “allo stesso modo che non si possono afferrare i suoni emessi da una vīṇā, salvo che afferrando la vīṇā medesima o il musicante che la suona;

 

11. “allo stesso modo che da un fuoco acceso con legna umida sfuggono fumi in tutti i sensi, egualmente, invero, la esalazione di questo Grande Essere, che è il Ṛg-veda, lo Yajur-veda, il ma-veda, gli Atharvāṅgirasas, gli Itihāsa, i Purāṇa, le Scienze, le Upaniṣad, i Versi, i Sūtra, le spiegazioni, i commenti, tutto ciò altro non è che l’esalazione del Grande Essere.

 

12. Allo stesso modo che l’oceano è il luogo in cui si incontrano tutte le acque, egualmente la pelle è il luogo in cui si incontrano tutte le percezioni tattili, le narici ove si incontrano tutti gli odori, la lingua ove si incontrano tutte le percezioni gustative, l’occhio ove si incontrano tutte le percezioni di forma, l’orecchio ove si incontrano tutti i suoni, lo spirito è il luogo ove si incontrano tutti i pensieri, il cuore ove si raccolgono tutte le conoscenze, le mani il luogo in cui si compiono tutti gli atti, i genitali il luogo ove si incontrano tutte le beatitudini, l’ano il luogo in cui si raccolgono tutte le escrezioni, i piedi ove si compie ogni andare, la parola ove si incontrano tutti i Veda.

 

13. “Come un blocco di sale, nel quale interno ed esterno non si distinguono, ma è un solo blocco di sapore, cosí pure è questo ātman, privo di interno e di esterno, che, traendosi dagli elementi come un blocco di conoscenza [prajñāna-ghana], in questi medesimi nuovamente si dissolve. Una volta che si è morti non esiste piú conoscenza distintiva [saṃjñā]; ecco ciò che io ti dico.” Cosí parlò Yājñavalkya.

 

14. Allora Maitreyī gli disse: “Il Signore mi ha turbato, dicendomi che dopo morti non esiste piú coscienza.” Egli allora le rispose: “Io non ti parlo per turbarti: ti parlo soltanto per istruirti.

 

15. “Laddove sussiste dualità [dvaita], ivi l’uno odora l’altro, l’uno vede l’altro, l’uno parla all’altro, l’uno pensa qualcosa di altro <da sé>, l’uno conosce l’altro; ma, allorché tutto è diventato il sé [ātman] di ognuno, l’odore di chi e mediante che cosa si potrà percepire? chi si potrà vedere, e mediante che cosa? chi e mediante che cosa si potrà udire? a chi e mediante che cosa si potrà parlare? a chi e mediante che cosa si potrà pensare? chi e mediante che cosa si potrà conoscere? ciò mediante il quale si conosce quanto esiste, mediante che cosa potrà essere conosciuto? il conoscitore, mediante che cosa potrà essere conosciuto? Questo è lo ātman definito da: ‘No! no!’ Inafferrabile, perché non può venir ghermito, indistruttibile, perché non può venir distrutto, inattaccabile, perché a nulla aderisce, svincolato, perché da nulla viene turbato e nulla lo lede. Per mezzo di che cosa si potrebbe conoscere il conoscitore? Ora tu hai inteso l’insegnamento, o Maitreyī; ivi è tutto il segreto dell’immortalità.” Avendo cosí parlato Yājñavalkya si allontanò. Om.