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Lingua e Letteratura Sanscrita(Prof. Paolo Magnone) |
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Orario
del corso A.A. 2010/2011 |
ElementiLe nozioni basilari
della fonologia e della morfologia sanscrita
si studieranno in traslitterazione,
per facilitare lapprendimento delle
complesse strutture della lingua senza l’ostacolo
aggiuntivo della grafia. La
bella e difficile scrittura devanāgarī sarà
introdotta fin dall’inizio, ma in maniera graduale,
nel corso delle esercitazioni, allo scopo di
consentire l’accostamento diretto ai testi,
pubblicati in massima parte in India appunto
in quella che è anche la scrittura in uso per
la moderna lingua hindī. |
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Il corso di Lingua e Letteratura Sanscrita consta di 4 ore settimanali e si articola in 2 semestri. Primo semestre: 1] Elementi di grammatica sanscrita e scrittura devanagari 2] Lineamenti di indologia e storia della letteratura. Secondo semestre: 1] “Carri dell’anima” nelle Upaniṣad e nel pensiero greco antico 2] Letture dalla Kaṭha e altre Upaniṣad. |
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| Mar | 14:30-15:30 15:30-16:30 |
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Lineamenti di indologiaI lineamenti
fondamentali della cultura indiana dal periodo
vedico allepoca classica. La cultura indiana
nelle sue manifestazioni piú
eminenti,
anche di carattere letterario e artistico, è essenzialmente
permeata di spirito religioso; il corso di introduzione
allindologia si concentrerà pertanto
su una presentazione degli aspetti piú salienti
del pensiero filosofico-religioso vedico e hinduista
attraverso alcune delle sue opere principali:
i Veda, le Upaniṣad, il Mahābhārata,
il Rāmayaṇa, i Purāṇa. |
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| Gio | 13:30-14:30 14:30-15:30 |
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| Le lezioni avranno luogo presso la sede dellUniversità Cattolica, Largo Gemelli 1, 20123 Milano, con inizio il 5 ottobre 2010. La frequenza è aperta anche ad esterni, che hanno facoltà di iscriversi ai singoli corsi attivati dallUniversità. | ||||
“Carri dell’anima” nelle Upaniṣad e nel pensiero greco antico “Nessuno dei poeti di quaggiú ha mai celebrato né mai celebrerà degnamente quel luogo iperuranio…”: chi non ricorda l’immortale mito platonico del carro tratto da una pariglia di cavalli alati, per il cui mezzo l’anima-auriga ascende nel corteggio della schiera divina alla “pianura della Verità” oltre il dorso del cielo, dove si pasce del cibo a lei adatto, l’Essenza che veramente è (οὐσία ὄντως οὖσα)? Poco meno famoso di questo è il carro che conduce Parmenide oltre le porte del giorno e della notte, fino al cospetto della Dea che gli rivela “il cuore intrepido della Verità ben rotonda”. Gli interpreti si sono interrogati circa la relazione tra i due passi, e tuttavia le analogie sono forse meno cospicue delle differenze. Ma chi cercasse un esemplare piú prossimo alla metafora del Fedro potrebbe avere la sorpresa di trovarlo al di fuori della letteratura greca, nel carro che nella Kaṭha Upaniṣad vedica sotto la guida dell’intelletto conduce l’ātman (non piú auriga ma passeggero) lungo il cammino dello yoga fino alla “regione suprema di Viṣṇu” al culmine del cielo. Ad onta della generale differenza dell’impianto speculativo, le somiglianze sono sorprendenti e riesce difficile imputarle a semplice coincidenza. La questione di possibili influssi, e della loro direzione, rimane aperta, per la mancanza di documentazione storica diretta e la generale aleatorietà della cronologia indiana. Resta il fatto che i “carri dell’anima” appaiono piú ampiamente attestati in India che in Grecia, a partire da tempi piú antichi, certamente antecedenti gli albori della filosofia greca, fino al famoso carro qui sopra raffigurato, su cui si svolge il dialogo immortale della Bhagavad Gītā tra Kṛṣṇa e Arjuna, l’Anima universale e l’Anima individuale, a proposito dell’impendente battaglia di Kurukṣetra — il “Campo del «Fai!»”: una trasparente matafora della battaglia della Vita. |
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La calligrafia «Ahiṁsā paramo dharmaḥ» è di R.K. Joshi. |
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