Programma del corso

(Prof. Paolo Magnone)
   
Orario del corso
A.A. 2007/2008
 

Elementi di grammatica con esercitazioni

Le nozioni basilari della fonologia e della morfologia sanscrita si studieranno in traslitterazione, per facilitare l’apprendimento delle complesse strutture della lingua Aksarasenza l’ostacolo aggiuntivo della grafia. La bella e difficile scrittura devanāgarī sarà introdotta simultaneamente, ma in maniera graduale, nel corso delle esercitazioni, allo scopo di consentire l’accostamento diretto ai testi, pubblicati in massima parte in India appunto in quella che è anche la scrittura in uso per la moderna lingua hindī.

Il corso di Lingua e letteratura sanscrita consta di 4 ore settimanali e si articola in 2 semestri.

Primo semestre: 1] Elementi di grammatica sanscrita e scrittura devanagari 2] Lineamenti di indologia e storia della letteratura.

Secondo semestre: 1] Approfondimenti grammaticali e filosofico-religiosi 2] La vita è sogno: storie indiche di realtà virtuale.

 
Mar 14:30-15:30
15:30-16:30
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Lineamenti di indologia

I lineamenti fondamentali della cultura indiana dal periodo vedico all’epoca classica. La cultura indiana nelle sue manifestazioni piú Ahimsaeminenti, anche di carattere letterario e artistico, è essenzialmente permeata di spirito religioso; il corso di introduzione all’indologia si concentrerà pertanto su una presentazione degli aspetti piú salienti del pensiero filosofico-religioso vedico e induista attraverso alcune delle sue opere principali: i Veda, le Upaniṣad, il Mahābhārata, il Rāmayaṇa, i Purāṇa.
Gio 14:30-15:30
15:30-16:30
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Le lezioni avranno luogo presso la sede dell’Università Cattolica, Largo Gemelli 1, 20123 Milano, con inizio al 9 ottobre 2007. La frequenza è aperta anche ad esterni, che hanno facoltà di iscriversi ai singoli corsi attivati dall’Università.  

 

La vita è sogno: storie indiche di realtà virtuale

Qual è la realtà, quale il sogno? “Allorché è notte per tutti gli esseri veglia l’asceta; ma la veglia degli esseri è notte per il savio veggente” — cosí recita la Bhāgavad Gītā, riproponendo in forma lapidaria l’antica dottrina upanishadica degli stadi di coscienza — dalla veglia, al sonno istoriato di sogni, al sonno plumbeo, all’ineffabile “quarto”, in cammino dall’Apparenza del Mondo, o dal Mondo delle Apparenze, verso l’inconcepibile Realtà apofatica del Sé. Il mondo che sperimentiamo nello stato di veglia non è che illusione proiettata dalla māyā, della stessa sostanza dei figmenti che ci appaiono nelle allucinazioni e dei sogni: illusori entrambi, mondo della veglia e figmenti, distinti tra loro soltanto per esser l’uno illusione pubblica e condivisa, l’altro privata e riservata. La distinzione tra i due livelli di illusione, che configurano le “realtà” relative del mondo comune della prassi (vyāvaharika sattā) e del mondo personale delle visioni (pratibhāsika sattā), sfuma e svanisce a confronto dello iato insormontabile che separa intrambi dalla Realtà suprema dell’Assoluto (pāramarthika sattā). E ancora: qual è la realtà, quale il sogno, nella serqua delle innumerevoli vite suscitate dalla reincarnazione presieduta dalla legge del karman, in cui ogni morte è come l’addormentarsi al sogno di una nuova vita? Cosí non ci sarà da stupirsi se i personaggi di tanti miti indici vanno e vengono con inconsueta levità tra i territori della veglia e del sogno, del sogno proprio e altrui, di questa vita e di un’altra vita — sognata forse? o veramente vissuta — laddove il “veramente” ha comunque la consistenza di un sogno.



La prima calligrafia («Akṣara») è di Vinay Saynekar, la seconda («Ahiṁsā paramo dharmaḥ») di R.K. Joshi.