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Programma del corso(Prof. Paolo Magnone) |
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Orario
del corso A.A. 2009/2010 |
Elementi di grammatica con esercitazioniLe nozioni basilari
della fonologia e della morfologia sanscrita
si studieranno in traslitterazione,
per facilitare lapprendimento delle
complesse strutture della lingua senza l’ostacolo
aggiuntivo della grafia. La
bella e difficile scrittura devanāgarī sarà
introdotta fin dall’inizio, ma in maniera graduale,
nel corso delle esercitazioni, allo scopo di
consentire l’accostamento diretto ai testi,
pubblicati in massima parte in India appunto
in quella che è anche la scrittura in uso per
la moderna lingua hindī. |
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Il corso di Lingua e letteratura sanscrita consta di 4 ore settimanali e si articola in 2 semestri. Primo semestre: 1] Elementi di grammatica sanscrita e scrittura devanagari 2] Lineamenti di indologia e storia della letteratura. Secondo semestre: 1] Itinerarium mentis in seipsam: lo Yoga come filosofia dell’enstasi 2] Lettura degli Yogasūtra di Patañjali con commentari. |
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| Mar | 14:30-15:30 15:30-16:30 |
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Lineamenti di indologiaI lineamenti
fondamentali della cultura indiana dal periodo
vedico allepoca classica. La cultura indiana
nelle sue manifestazioni piú
eminenti,
anche di carattere letterario e artistico, è essenzialmente
permeata di spirito religioso; il corso di introduzione
allindologia si concentrerà pertanto
su una presentazione degli aspetti piú salienti
del pensiero filosofico-religioso vedico e induista
attraverso alcune delle sue opere principali:
i Veda, le Upaniṣad, il Mahābhārata,
il Rāmayaṇa, i Purāṇa. |
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| Gio | 14:30-15:30 15:30-16:30 |
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| Le lezioni avranno luogo presso la sede dellUniversità Cattolica, Largo Gemelli 1, 20123 Milano, con inizio a ottobre 2009. La frequenza è aperta anche ad esterni, che hanno facoltà di iscriversi ai singoli corsi attivati dallUniversità. | ||||
Itinerarium mentis in seipsam: lo Yoga come filosofia dell’enstasi L’uomo comune si rivolge a Dio attraverso il rito e la preghiera, ma il Suo vero volto gli rimane nascosto dietro lo schermo opaco del mondo e del corpo. In tutti i tempi e a tutte le latitudini uomini non comuni, i mistici, hanno tentato cammini reconditi che conducono oltre lo schermo, a una esperienza diretta del divino: itineraria mentis in Deum, la cui meta finale è l’estasi, ovverossia l’ek-stasis, lo ‘star fuori’ dal mondo e dal corpo per entrare in comunione con il totalmente Altro. Ma la cifra fondamentale del mondo indiano è il monismo, e il divino originario vi è concepito piuttosto come l’assolutamente Identico. Perciò il cammino mistico indiano per antonomasia, lo Yoga, non conduce all’estasi bensí, secondo l’efficace conio di Mircea Eliade, all’“enstasi”: l’en-stasis o lo ‘star dentro’, rituffarsi nelle profondità del cuore dove si manifesta l’Identità profonda del Sé che è Dio. Secondo il mito filosofico della Maitrāyaṇī Upaniṣad, in illo tempore il Signore desiderò uscire dalla Sua solitudine originaria moltiplicandosi nel mondo e nei corpi; poi, essendosi insediato nel cuore di ciascuno, desiderando godere il mondo al di fuori vi praticò le finestre dei sensi; perciò, continua l’Upaniṣad con una metafora dai sorprendenti echi platonici, “gli organi di senso sono le Sue redini, gli organi di azione i Suoi cavalli, il corpo è il Suo carro, la mente il Suo auriga, il carattere la Sua frusta; guidato da Lui questo corpo si da attorno come la ruota del tornio azionata dal vasaio”. I cinque sensi e l’intera compagine psicofisica sono naturalmente estroversi nel mondo; perciò il cammino mistico che riconduce all’origine non può che essere un cammino introverso o pratiloma, un cammino ‘contropelo’ che si distoglie dal mondo per rientrare nelle profondità del cuore dove si riscopre la presenza fondante del Sé-Dio. |
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La calligrafia «Ahiṁsā paramo dharmaḥ» è di R.K. Joshi. |
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